Poesie

Benvenuto in questo spazio dedicato alle mie parole. Qui raccolgo poesie, racconti, riflessioni e frammenti nati lungo il mio percorso umano e artistico. Alcuni testi sono stati scritti molti anni fa, altri appartengono al presente, ma tutti custodiscono la stessa ricerca: comprendere la vita attraverso le emozioni, i simboli e l'immaginazione.

Per me la scrittura è un modo di osservare il mondo e di ascoltare ciò che si muove dentro di noi. Non offre risposte, ma apre piccoli spazi di riflessione. Se, leggendo queste pagine, troverai qualcosa che parlerà anche di te, allora queste parole avranno raggiunto il loro scopo.

Momenti felici 

Momenti felici sono
                                              armata di arte
estraggo
dai cuori i colori dell'es
e strappo dalla sfiducia
la fede del super io.

Momenti felici sono
                                              mi nutro di arte
dipingo
la vita e i suoi inganni
e stringo nel pugno
la sua forza la morte.

Momenti felici sono
                                              un uomo bacia
desidera
il mio corpo insultato
e lo fa incatenando il tempo.

Così io seduco l'ispirazione
mi rapisce dal sonno

                                              sorge l'opera
è finita
quel senso di assenza
odora di ali bruciate
mi è sfuggito il paradiso.

L'  EREDITA'  DEGLI  INQUIETI  

         Il principe non la sposò
per i suoi occhi azzurri
e nemmeno per i suoi capelli biondi
di origine vichinga.
Si unì a lei
per il suo titolo
di nobil donna *.
Ma il figlio partorito dal sangue blu
spezzò la catena del casato,
per amore e solo per amore di lei,
la zingara del sud.
La maledizione * cadde su tutta la città
e fu impetuosa contro la zingara
che mi portava nel suo grembo.
Mia madre era molto giovane e assai bella,
mio padre, cuore ardente di passione,
se ne era innamorato perdutamente
tanto da portarla via con sé,
lontano dal borgo accusatorio.
Un calcio allo stemma e agli onori
presero un treno
verso la città del domani a nord.
Ma la vita non fu affatto gentile con loro
e per premio di tal coraggio,
rese la loro fuga il matrimonio dei maledetti.
E poi nacqui io
nelle vene il sangue viola
a fronte di un antico porto
col canto beffardo dei gabbiani
nasceva la poesia con la Sibilla *
e i giuramenti solenni del Grande Oriente *.
Mio nonno era un musicista
aveva l'anima dell'artista
mi vide e perdonò tutti,
partì per l'Africa per portarmi
come dono un cucciolo di leone.
E io strinsi tra le braccia
il piccolo leoncino.
E crebbi con il leone negli occhi,
la nobiltà del nonno nel portamento,
l'ardore di mio padre nel cuore
e lo spirito libero di mia madre nel ventre.
E mi chiamarono
principessa.
E così la vita mi tolse il nome.
Perché la vita scuote,
mette alla prova,
esige che io meriti la potenza dello sguardo,
il cuore impavido
e i capelli sciolti.
Che io abbia mani che afferrano
e poi lasciano
gambe che corrono senza più voltarmi.
E mi fa inciampare nel fossato delle illusioni.
Mi fermo, ferita,
con il fiato alle orecchie
e non ho tempo di capire
che un orso mi sta braccando.
E allora fuggo, fuggo,
fino a quando So.
So, che l'unico modo per salvarmi
è guardarlo dritto negli occhi
e ritrovare
il leone che avevo dimenticato
l'ardore nel cuore
la fierezza nel sangue
e la libertà di essere me.

Note:  Dedicato alla mia famiglia d'origine

* La famiglia di mio nonno custodiva il titolo baronale seguendo la tradizione dei matrimoni all’interno della cerchia aristocratica. Fu con queste regole che i miei nonni si unirono in matrimonio, portando avanti il nome e la storia del casato. Nel contesto siciliano e meridionale era inoltre consuetudine che un barone venisse chiamato "principe" dal popolo o dagli amici.

* La maledizione richiama un’antica credenza popolare siciliana legata a formule rituali di condanna e di rovina.

* "Nasceva la poesia con la Sibilla": mia madre era lettrice di carte e iniziò a scrivere poesie dopo la mia nascita. La Sibilla richiama sia la tradizione divinatoria sia la sua vocazione poetica.

* "I giuramenti solenni del Grande Oriente": riferimento all’ingresso di mio padre in una loggia del Grande Oriente d’Italia a Genova.

    Alla fine, sempre sono solo

Su quella moto insegui un vento di voci e rumori
ma il silenzio tuona più forte
su quella bottiglia sfoghi le tue vibrazioni
ubriaco d'intensa e nauseante nostalgia
urli al sole il sangue versato
di ogni tua segreta passione
"Amica mia, dimmi,
perché alla fine sempre sono solo?"

E ti sorrido
so che scriverai la prossima poesia
Su quel flauto suoni la vita
s'infrangono le note tra i capelli
sfioro dolcemente i tuoi pensieri
non voglio capirli ma amarli
"Amica mia, dimmi,
perché sei la mia musica?"

E ti stringo forte a me
so che inventerai la prossima canzone
e forse
ogni nota è un arrivederci.
Le cose importanti tornano sempre,
amico mio,
non aver paura, alla fine,
non sei mai stato solo.

                                                                   Risorse degli Innocenti                                                 

Segui l'onda del suono
ritmo dello stesso tuono
ami la stessa sinfonia
ridi e canti nell'ironia
sorte di tutti i creatori
danzare dietro ai riflettori
Giuro che non lo faccio più
di vivere a testa in giù
prometto al mio io
di essere come Dio
di fare l'amore con me
di non voltar le spalle a te
Ti voglio dentro tu imperfetto
qui nel centro senza interdetto
circoncido la mia divisa
alla tua anima uccisa
chi sono per dire
a TE devi finire
devi morire
di fame
di sete
di sentimento
devi
Chi sono per dire
ti amo
ti odio
va via
vieni
Prendi amore - gocce del mio orgasmo
il resto lo offro e lo consacro
agli spiriti del no
agli dei inquisitori
e ai bastardi persecutori
Dammi la tua sacra bellezza
mi sazio del tuo essere per scriverlo a chi non sa leggere!

 E lo chiamarono Karma

Quando qualcosa che non conosci,
di cui è percepibile soltanto
il dubbio dell'esistenza...
e la sua volontà è piu' potente
del tuo volere
e va contro ogni tuo buono proposito
sollevando ogni forma di contrasto
e contraddizione al tuo agire
nel seguire le passioni
di naturale tendenza
e di cui sei fermamente convinto
del fine legato alla tua vita...
quando questo qualcosa non si oppone
alla follia di uno statista
alla vanità delle persone di cui ti fidavi
a chi non ha mai creduto in te
alla fede che attrae l'anima tua ma non ti sostiene
al potere dell'ironia della sorte
all'inutile lotta
tra te e chi si appropria
di un solo raggio della tua luce
come fa il buio
entrando nella tua stanza annullando
tutti i colori e l'ombra si fa padrona.
Ti accorgi dello stupro del nulla
e  qualunque speranza è un pretesto
per ferirti ancora.
E giuro e spergiuro
che tutto questo ha soltanto un nome
di chi ne ha fatto manipolazione
di chi ha sostituito il paradiso e l’inferno
perché l’uno era noioso
e l’altro era affollato
e così
spiegò a una gran parte dell’umanità
che esiste la Divina Giustizia
per chi è amara la vita.
E giuro e spergiuro che non è Dio
non è il Cristo risorto
lo chiamarono Karma.

                                                                    Genova all’orizzonte

Nell'oscura notte
la luna intrepida sta
a guardia della città
dal lato della luce
come specchio di ombre
che danzano sui tetti delle case
e sui cuori degli illusi.

La notte è fantastica a Genova
sia nel silenzio
di chi vorrebbe dormire
sia di chi urla
e trama vendetta
nel borgo che non accoglie
t’inghiotte e pretende
come riscatto la tua anima.

Illuminata dalle luci del porto
di antico è rimasto il mare
di nuovo un popolo straniero
si confonde tra la folla
mentre le voci
alimentano la sua nomea
tra entità vaganti negli oscuri vicoli
di chi una volta ne trasse canto e poesia.

Si eleva un vento di speranza
fino al monte della croce
ancor più in alto nel cielo
Genova rivendica il suo onore
quando era fiera del suo nome
e il suo porto il sogno
di una terra promessa.

Io Non Ho Paura

Io non ho paura dei tuoni
Mi ricordano il mio
Cuore quando al petto sussultava per passione
Non ho paura della pioggia
Mi ricorda quando ero bambina e saltavo giocando nelle pozzanghere
E non ho paura
Del vento che mi parla del temporale a farmi compagnia, ora che sono sola a guardare il cielo
Non ho paura del silenzio
È il luogo dove i pensieri fioriscono piano
Come petali che sanno aspettare di cadere
Non ho paura della notte
Mi regala sogni con il profumo dei ricordi
E abbraccia le mie fragilità senza domande
E non ho paura del tempo
Che scorre come un ruscello tra le dita
So che ogni istante ha il suo segreto da raccontare
La solitudine non mi fa paura
da tempo conosco l'antica ferita
e se ad altri artisti portava
un dolore acuto per non
essere né visti né amati
a me porta il trionfo
Il mio fuoco non conoscerà l'annientamento
non consegnerò il mio nome al nulla
Il vuoto lo colmo con l'arte
mia sposa vestita di colori
e di lealtà
Mia musa di un talento che non rinnego
Mia spada meravigliosa
Mi protegge dal mondo confuso
E mi disseta di acqua fresca
Quando ho sete di amore.
Amore, non ho più paura
Amore, non ho più paura
Amore, non ho più paura

La Prova del Poeta

Se il poeta fosse sincero
come i suoi versi
aprirebbe il cuore
con la chiave delle sue poesie.
Decide, schiaffeggia il mondo,
bacia chi lo legge.
Rinasce, credendo di morire
tiene salde le sue origini,
pur sconvolto dalla verità.
Vola libero
in terre sconosciute
senza timore di specchiarsi
nell'oceano dei sentimenti.
Senza vergogna di mostrarsi
per un altro bacio,
per un vero no.
No: non ci sto più
a confondere l'idolatria
con la bellezza vera.
Non ci sto più
a chiamare amore
la vittima da immolare.
Non ci sto più
a portare un peso
che non esiste più.
Ti amo Psiche
così come amo Eros.

Artigiano di Luce

Dove nasce il verso, là giace il cuore,
tra pagine bianche, un vibrante fervore.
Scrivere è sogno, rifugio e fiamma,
parola che danza, che sussurra e chiama.

O scrittore, poeta, artigiano di stelle,
dai vita ai mondi con mani ribelli.
Nel silenzio si cela la tua verità,
una luce che il mondo mai spegnerà.

Dove la parola tocca il cuore,
l’artigiano di luce accende il giorno.

Estinzione

Specchio d'Himalaya
dal ghiaccio rotto scende
umanità spenta.

(Nepal 26 agosto 2026)

Gioco di energie

Viaggi in paradisi rapiti
scivolo dalla vita
dico addio alla fuga
silenzio da questa parte
tocco al terzo
al quarto e al buco nero


invento un disegno d'arrivo
centro d'ingresso plesso
il respiro dalle stelle
approdano le ere
gioco d'energie in velocità
cambio rotta salto e collasso
sottili vibrano a coriandoli


sembra che dormo
sembra che muoio
ci deve essere un ritorno
un altro gioco in gravità
sembra che vaneggio
sembra che io...
                                                   non sia più io.

Alter Ego

Due lame nella stessa mano:
una che ricorda,
una che dimentica.
Cammino tra le mie due voci:
una che ama,
una che giudica.
Navigo tra le due rive:
una sacra,
una profana,
nello stesso fiume
che le separa.
E ogni passo
è un taglio di luce.